Lei si chiama Alessandra, come me.

Lei per la prima volta davanti all’obiettivo, io come sempre dietro. La sua timidezza ci ha donato, a me e a lei, del tempo: abbiamo respirato l’aria tiepida e ascoltato il vento e il rumore delle foglie, ci siamo lasciate letteralmente invadere dall’odore pungente della terra.
Adesso Alessandra era pronta, non c’ero più io ma solo lei a farsi rapire da tutta questa meraviglia e a lasciarsi accarezzare dalla luce tenue del tramonto, quella calda che le faceva brillare la pelle.
Volevo raccontare l’autunno attraverso lei e ho finito per raccontare lei attraverso l’autunno è la malinconia, il mistero, che racchiude in sè.

Poi il mare, il mare che mi libera sempre il cuore, quel giorno era un’unica cosa con il cielo.
Alessandra è una hostess, vive spesso “tra le nuvole”, sarà per questo che, lo sentivo, finalmente era perfettamente a suo agio, immersa in quell’elemento naturale che ama e che l’acquieta.